La Giraffa Zaffrà grazie al suo lungo collo annunciò nell’arca la fine del diluvio. Dopo tutto
il tempo trascorso insieme alle altre specie animali e dopo la vita in un luogo chiuso anche se ospitale, decise di ritornare nella savana, dove poteva correre libera e mangiare foglie dagli alberi a suo piacimento. Una volta uscita dall’arca dovette recuperare tutti i movimenti del suo corpo che aveva quasi dimenticato. Si sentiva piatta sempre seduta nella stessa posizione, le zampe piegate come un foglio di carta, grazie al suo lungo collo riusciva a guardare fuori e a vedere le rovine che il diluvio raccoglieva spazzando via alberi e animali che per loro sfortuna non erano stati invitati a salire sull’arca. Ma come faceva da sola a raggiungere la savana senza perdersi e come affrontare i pericoli? Decise di chiamare anche l’elefante Fantel e la scimmia Gorì. L’elefante poteva difenderla e la scimmia poteva aiutarla con la sua astuzia e lei con il suo lungo collo poteva avvistare i pericoli da lontano. Attraversarono delle città e l’elefante percorse con la sicurezza della sua mole le strade piene di strani veicoli che andavano più veloci di loro anche se
molto più piccoli. Dopo tanta strada capirono di essere arrivati in uno spazio simile al loro luogo di origine perché videro altri animali della loro specie, che però erano molto tristi e con il corpo sciupato.
Zaffrà dall’alto del suo lungo collo vide tutti gli animali nelle gabbie e comprese che non erano arrivati nella savana. Grazie all’esperienza sull’arca si fecero piatti e immobili e assomigliando a dei soprammobili riuscirono a uscire ingannando le guardie dello zoo. Ripresero il loro cammino cercando di evitare le strade affollate e capirono di non dover mai più entrare in città.
Anna Gili
Redazione
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