Con il loro nome di evidenti origini italiane, e tuttavia brasiliani a tutti gli effetti, i fratelli Campana sono da annoverare tra i più interessanti fenomeni del giovane design internazionale degli ultimi anni. Dal Brasile, e dal sud del mondo, hanno portato nel design europeo una salutare ventata di leggerezza e di poesia. La loro opera è caratterizzata << … dall’uso di materiali grezzi e dalla sperimentazione con le materie povere e recuperate. Con le loro forme ibride, talvolta primitive, cercano di esprimere le contraddizioni del loro caos urbano, attingendo alla vitalità delle espressioni indigene per dare ai manufatti un carattere autentico, legato al temperamento della gente del luogo >> (C. Morozzi). “Blow up”, la famiglia di oggetti che presentiamo oggi, rappresenta l’inizio di una collaborazione che mi auguro lunga e fruttuosa. Echeggia al gioco dello Shangai, e nasce dall’idea di assemblare degli ipotetici ritagli di filo di acciaio saldandoli tra loro in modo di formare vari tipi di contenitori.
Campana Fratelli
Humberto Campana, avvocato e Fernando Campana, architetto, lavorano assieme a San Paolo dal 1983 nel campo del design artistico. Vengono alla ribalta con l'esposizione di arredi del 1989 dal titolo provocatorio "Gli inconfortabili", destinati a essere, più che oggetti funzionali, manifesti politici. Alla loro visione radicale contribuisce l'uso di materiali poveri e degli scarti industriali. Il fatto a mano rappresenta in un paese povero la possibilità di riscatto sociale. Il loro intento é comunque quello di trovare una via brasiliana al design, evitando la colonizzazione europea. In Italia hanno partecipato alla mostra "Viaggio in Italia" ad Abitare il Tempo di Verona nel 1994 e nel 1995 alla mostra organizzata presso il consolato brasiliano di Milano "Il Brasile fa anche design". Hanno disegnato nel 1997 lampade per O Luce. Compaiono con vari pezzi nell'International Design Year Book del 1997, curato da Philippe Starck. Nel 1998 il Moma di New York ha dedicato loro una mostra "Progetto 66" in abbinata con Ingo Maurer.